“Potrei dirti che, tutto sommato, la tragedia è tranquillizzante. Non c’è nulla oltre da cercare. Ma se per un attimo guardi anche un solo frammento del prossimo taglio, saprai che questa non è un’arma, ma il riflesso di una ferita che vive.
Ecco, la speranza… un dolore che combatte”

una creazione del Teatro delle Radici

con
Licia Amodeo, Rosangela Manzo, Ornella Maspoli, Damian Soriano, Aurora Taminelli, Fortunato Tripodo, Carlo Verre

strumenti / voce
Fulvio Cama
scenografia
Teatro delle Radici / Bernardo Rey
assistenza regia
Bruna Gusberti

testo e regia
Cristina Castrillo

Una storia mai raccontata dice che «siamo stati generati da un fiore e da un coltello». Ed è su questo sortilegio che questo «sud» viene percepito e rappresentato. Un «sud» che è molto di più o molto al di là di una contingenza geografica. Un sud che il più delle volte è sinonimo di «altrove», di «strano», di «diverso», di «meno», di «sotto».

Come un album di fotografie rovesciato, dove è facile confondere le immagini del passato e del presente, la storia si tesse come se i protagonisti fossero i parenti di un’immensa famiglia. L’importanza di una tavola imbandita, la frenesia e l’oblio, l’idea della vita come una festa costante ed effimera, la violenza a due passi da tutto, le regole e la religiosità con un orecchio sempre teso alla magia, il rumore e il silenzio, la musicalità come unica aria respirabile, e soprattutto una vecchia storia mai raccontata che dice che in realtà, tutti quanti “siamo stati generati da un fiore e da un coltello”, ossia, quell’irragionevole sentimento che amando uccide e colpendo accarezza.