se il silenzio sapesse

“In un’atmosfera tanto delicata da muovere a pianto, come se improvvisamente tutti fossimo ritornati in quel luogo “dove eravamo già stati”(…) Ci eravamo già stati prima del silenzio, e ora dobbiamo tornarci recuperando una parola che sia intrisa di quella qualità preumana (e forse per questo ancora più umana)(…) È un limbo, questo spettacolo, una zona in sospeso fra dimensioni impalpabili…”

Corriere del Ticino - Svizzera

“Con questa prova d’autore ad alta densità significante e una straordinaria tensione poetica, Cristina ci regala un’originale ricerca della parola innocente, un esempio della possibilità di esprimersi diversamente attraverso una coreografia dell’assenza alla ricerca del senso”.

Settimanale Azione – Svizzera

“Con la candida irrequietezza di un clown, la meraviglia esatta di un prestigiatore offerente di miracoli minuti, Cristina Castrillo questa volta va alla ricerca della parola perduta (…) Uno spettacolo in levare, dalla scarna asciuttezza narrativa, breve quanto intenso nella sua essenzialità, che ci racconta, attraverso il silenzio gestuale, di un altro modo e mondo di parole”.

Giornale del Popolo – Svizzera

“Ciò che accade in questa intensa ora è l’esplorazione minuziosissima e preziosa di un autobiografico uso dell’espressione, muto, ma in realtà assordante di senso che nessuna parola potrebbe supportare e contenere. Sfida riuscita dunque per Cristina Castrillo che senza parole, sul palco, ci ha restituito un discorso di vita”.

La Regione – Svizzera


“L’immagine, nella sua semplicità, è sconvolgente (…) Allora, nel mezzo del silenzio, irrompe l’azione: le dita di una mano che in un sottile movimento, ci contiene tutti, in una tensione poetica che si prolunga in ogni ripetizione, in ogni immagine. Così potente è il gesto quando porta sensi che parlano ad ogni spettatore in modo personale, come comunicando sottovoce un segreto”.

Il Telégrafo - Ecuador