shakespeariana

“Due anni di lavoro con diciassette attrici e attori, un’ opera di setaccio dei testi di William Shakespeare che meriterebbe un’edizione filologica solamente per la costanza resasi necessaria per portare a termine con successo tutta l’operazione. (…) A fare di fondamentale cornice a queste commoventi presenze umane, che prendono a poco a poco corpo durante lo spettacolo, ci sono poi gli ormai consueti campi di ricerca esplorati in profondità dal lavoro delle Radici: il canto, il movimento (per lunghi tratti si ha l’impressione di assistere a vere e proprie sequenze coreografiche supportate da testi), il fluido quanto continuo passaggio da spunti autobiografici a momenti corali mai forzati. (…) una scommessa vinta su tutti i fronti.
Corriere del Ticino – Svizzera

“In altri termini questa nuova produzione, che ha richiesto ben due anni di concepimento, è troppo ricca e completa in tutti i sensi teatrali del termini, per non considerarla come una nuova identità fine a se stessa e soprattutto indipendente.

Così. Appena scesi agli inferi della sala Metrò, si risale pian piano, grazie alla bravura di tutti i 17 attori che così ben incarnano i vari personaggi (dal principe, agli attori e buffoni chiamati a corte che lo aiutino ad indagare sul senso della vita e sull’introspezione della sua, alla signora della morte…) e alla magistrale gestione dello spazio appena accennato in un grande riquadro fosforescente e alla magica regia che, di scena in scena, senza intoppi o momenti di debolezza, fa interagire forme e contenuti di questo mondo shakesperiano.”
La Regione – Svizzera

“È il risultato di due anni di lavoro, ma si ha l’impressione che si tratti del lavoro di una vita… Quello che, anche in forma latente, Cristina Castrillo potrebbe aver sempre sognato di fare ma che non avrebbe potuto realizzare se non in questo preciso momento della sua carriera. Mai così numerosi gli interpreti (17) e, occorre segnalarlo, mai così bravi. Mai la parola ha avuto uno statuto così rilevante, in un omaggio che pare riassumere e ripercorrere anche tutti i temi a cui sempre è rimasta fedele la regista, perché poi sono quelli fondanti, universali ed eterni, dell’arte e dell’umanità: amore, violenza, morte, potere.”
Giornale del Popolo – Svizzera

“ Per avvicinarci a un gioco scenico sui luoghi teatrali del Bardo nell’essenza della sua recente tessitura drammatica, Cristina non poteva dunque cadere meglio. Lo ha fatto come sua abitudine, con umiltà e rigore, con innocenza, fantasia e glamour, trascinando i suoi attori e il pubblico in una sorta di “Cunto de li Cunti”. (…) La contemporaneità di Shakespeariana è principalmente nel suo valore registico e drammaturgico: il succo di una ricerca durata due anni che ha coinvolto 17 personalità attorno a un unico obbiettivo, far rivivere lo standard scespiriano attraverso personaggi – icone che si intrecciano in un unico, semplice e omogeneo plot narrativo che utilizza battute e versi tratti dalle sue opere più significative.
L’Azione – Svizzera