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sguardo di cenere

“… i mazzi di calle, la vasca d’acqua che diventerà vermiglia, la sabbia che scende a richiamare il deserto, ma anche forse la clessidra del tempo… Un bambolotto spezzato, proiezione del sé, come di una maternità irrisolta, il nido rifugio e prigione, le forbici, la grata… narrano delicatezza, passione, violenza, crudeltà, sogni e incubi della condizione femminile”.
Giornale del Popolo / Svizzera

“Le streghe della memoria alle Radici (…)
Sono donne svizzere che pochi ricordano ma che offrono un pretesto intelligente all’intenso lavoro di tessitura drammaturgica per un discorso sulla diversità vissuta con orgoglio e profondo trasporto dalle donne evocate in un percorso che mette alla prova le qualità recitative della Gusberti”.
L’Azione / Svizzera

“L’idea suggestiva di collegare le vicende di personaggi femminili che hanno vissuto in quella Svizzera, rappresentata come un piccolo nido, tanto protettivo e tanto soffocante, si esplicita perciò in un linguaggio che attraversa non solo i secoli, ma anche i luoghi e gli stili, superando la dimensione strettamente biografica per rivendicare il diritto alla diversità che è di ieri e di oggi, di donne e di uomini, di qui e di altrove”.
Corriere del Ticino / Svizzera“Ma sebbene offesa, torturata, emarginata, eliminata, la parola ti cerca e quando ti prende non è detto che lo faccia con delicatezza. Il Teatro delle Radici non è soltanto una compagnia d’attori, è uno stile di vita, una visione del mondo, e farne parte significa appartenere a un universo che non ha uguali nella Svizzera italiana, un universo che si può amare o no ma che certamente non lascia indifferenti”.
La Regione / Svizzera