petali

“Ci sono zone di confine, fra dolcezza e violenza, fra delicatezza e dolore, zone di confine nelle quali è possibile perdersi senza che si riesca a distinguere fra l’una e l’altra cosa. In questi territori ha vagato Cristina Castrillo per presentare, in occasione della giornata mondiale della violenza sulla donna, l’umiliazione, la solitudine, la sofferenza… (…) Bisogna stare in silenzio quando questo accade, e forse è questa la realtà più pesante da sopportare”

Corriere del Ticino - Svizzera

“Cristina Castrillo con Petali ha fatto una scelta coraggiosa e consapevole preferendo l’uso di certi stereotipi proprio per esiliarli dalla portata espressiva del suo teatro, lasciandoci entrare nella sua dimensione rappresentativa vera e poetica. (…) le voci raccolte, i suoni, la bravura delle attrici ci hanno allontanato da una semplice retorica di sottomissione, di violenza psicologica, di sofferenza, aprendoci alla presa di coscienza di un’icona ribelle come manichino che si smaschera per umanizzarsi”

Settimanale Azione – Svizzera

“Potente e delicato, come sempre le creazioni di Cristina Castrillo, Petali si sviluppa con molta gestualità, fisicità e poche, essenziali, incisive, parole (…) I gesti sono lenti e a tratti ripetitivi, il dito sulle labbra torna e ritorna, perché al centro c’è il silenzio, un telefono che squilla inutilmente, bocche truccate ma anche bendate, volti mascherati che devono rinunciare alla propria autentica identità (…) petali e coltelli in una solitudine senza scampo”

Giornale del Popolo – Svizzera